Vite Preziose

Vite Preziose

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In occasione della presenza in Italia di Selay Ghaffar, direttrice esecutiva di Humanitarian Assistance for Women and Children of Afghanistan- HAWCA e di Cristiana Cella, giornalista de l’Unità e socia del Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane-CISDA, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere il progetto Vite preziose che, attraverso una modalità simile all’adozione a distanza, permette di sostenere donne afghane vittime di violenza.

Il contributo di uno sponsor (50 o 25 euro mensili o un contributo una tantum) è infatti in grado di cambiare la vita di una donna afghana in modo radicale; può salvare una bambina da un matrimonio forzato, una donna dal suicidio, dalla prostituzione coatta, dall’analfabetismo, dalle malattie, dalle violenze fisiche e dagli abusi sessuali.

Time For Equality ha deciso di offrire il proprio contributo a questo progetto, ritenendolo particolarmente valido per la sua modalità diretta e per l’effetto immediato che produce e riconoscendone il prezioso valore anche in termini di sensibilizzazione, perché la violenza di cui sono vittime le donne afghane è tanto sistematica quanto poco conosciuta.

A partire dall’invasione russa, e poi con il regime talebano, come ricorda Cristiana Cella, lo spazio di libertà delle donne afghane si è progressivamente ristretto, così come il godimento dei diritti umani fondamentali. Con il collasso del regime talebano nel 2001, poi, la violenza di genere è dilagata assumendo molteplici forme, dalla violenza domestica agli abusi sessuali, dai matrimoni forzati delle bambine alla violenza giuridica di non vedersi riconosciuta nessuna forma di giustizia. Sebbene esistano leggi in materia, infatti, polizia e giudici garantiscono l’impunità ai responsabili delle violenze e degli abusi.

La violenza contro le donne in Afghanistan, è un fenomeno all’ordine del giorno, diffusa nelle case, nelle comunità, nelle scuole, per la strada, negli uffici di polizia, nei tribunali, nelle istituzioni, ed è esasperata da un contesto di brutalità generato dalla guerra e tollerato dallo Stato e dalle istituzioni. Di questa inaccettabile condizione di paura, violenza ed ingiustizia, fuori dai confini Afghani sappiamo ben poco; il campo di battaglia in cui vivono le donne di questo paese è generalmente taciuto e sottovalutato dalla stampa internazionale. Eppure, come testimonia l’esperienza di Vite preziose, il giornalismo può offrire un contributo prezioso all’azione delle militanti e dei militanti che, come Selay, rischiano la vita per far valere i diritti umani.

Il progetto Vite preziose è nato nel 2011 in seguito alla pubblicazione su l’Unità delle storie di alcune donne afghane, ospiti di una casa rifugio di Kabul, gestita dall’associazione HAWCA. A partire da quelle testimonianze, alcuni/e lettori e lettrici hanno cominciato a scrivere alla redazione del quotidiano proponendosi di aiutare queste donne, offrendo un sostegno mensile, una sorta di adozione. HAWCA ed i Centri di Aiuto Legale hanno così raccolto altre storie di donne in grave difficoltà, che sono state pubblicate sul sito de l’Unità, creando un ponte tra gli sponsor e le donne vittime di violenza.

Il progetto nei suoi due anni di vita ha raccolto risultati positivi, proprio grazie alla sua immediatezza, che permette di agire direttamente ed in funzione delle esigenze specifiche della singola donna, ragazza o bambina. Con una piccola cifra mensile è possibile offrire cure mediche solitamente negate, un’educazione o anche solo la possibilità di avere una piccola autonomia per uscire da un contesto di violenza. Il rientro nella società da parte delle donne che sono fuggite dalla propria casa o che sono divorziate è infatti un passaggio molto delicato; le donne che scappano, che hanno subito abusi sessuali o maltrattamenti, sono spesso considerate colpevoli, non vittime ed in molti casi le famiglie le rifiutano, considerandole un disonore. Come se non bastasse, è ancor più difficile per una donna vivere da sola, per questo l’autonomia economica e la possibilità di avviare un lavoro sono sono un aiuto inestimabile, che consente loro di poter richiedere la custodia dei figli e non essere in balìa dei parenti.

L’aiuto diretto reso possibile dal progetto Vite Preziose è ancor più urgente in un clima in cui, come racconta Selay, il lavoro nelle case rifugio è quotidianamente delegittimato e posto sotto attacco. In Afghanistan, infatti, chi difende il diritto delle donne, addentrandosi nel merito delle logiche patriarcali dell’onore, è costantemente a rischio ed il suo lavoro deve quotidianamente fare i conti con innumerevoli resistenze.

Per ricevere maggiori informazioni e/o sostenere il progetto scrivete a vitepreziose@gmail.com

timeforequality.org

Carla Fronteddu
Gender specialist
Siena

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